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L’ALLIEVO PIÙ DIFFICILE NON ERA QUELLO CHE SBAGLIAVA

  • Immagine del redattore: ScuolaGuida Ricca
    ScuolaGuida Ricca
  • 9 ago
  • Tempo di lettura: 1 min


Da istruttore, col tempo capisci una cosa: gli allievi più difficili non sono quelli impacciati, non sono quelli che spengono la macchina,non sono quelli che hanno paura.


Quelli li aiuti. E spesso migliorano in fretta.


I più difficili sono quelli convinti di aver già capito tutto.


Qualche mese fa mi capita un ragazzo.

Sicuro di sé.

Molto sicuro di sé.

Di quelli che salgono in auto con l’idea che la patente sia solo una formalità.


Partiamo tranquilli. Gli spiego una situazione semplice:

«Qui rallenta prima. Guarda bene l’incrocio. Non fidarti solo di quello che pensi di vedere.»


Annuisce.


Due minuti dopo entra troppo veloce. Non guarda davvero.

“Legge” la strada come aveva deciso lui, non per quella che era.


Intervengo io.


Torniamo in autoscuola e provo a spiegargli cosa è successo.


Risposta: «Ma io avevo visto.»


Ed è lì che capisci tutto.


Non ascoltava me, non osservava davvero la strada, ascoltava solo la sua versione dei fatti.


Per tante guide è andata così :io spiegavo, lui reinterpretava.

Io correggevo, lui cercava conferme a quello che pensava già.


E questa, sulla strada, è una combinazione pericolosa.


Perché la strada non premia la sicurezza in sé.

Premia la capacità di capire quando ti stai sbagliando.


Dopo qualche lezione qualcosa è cambiato.

Ha iniziato a fare più domande, a osservare meglio, a mettere in dubbio le proprie certezze.


Ed è migliorato tantissimo.


Da istruttore ho imparato una cosa importante: l’allievo più difficile non è quello che sa meno, è quello che ha già deciso di avere ragione prima ancora di guardare.


E spesso, fuori dall’auto, funziona esattamente allo stesso modo.

 
 
 

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